La prima promozione in B1
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QUEL MAGICO 29 MAGGIO DI 25 ANNI FA

[29/05/08] 29 maggio 1983, il Basket San Donà conquista la Serie B (Eccellenza)

Il Campionato di C1 1982-83, equivalente all’attuale B2 cioè quarta categoria a livello nazionale,  era strutturato in 4 gironi su tutto il territorio italiano di 16 squadre ciascuno. Alla fine le prime quattro si qualificavano per i playoffs per designare le due formazioni che sarebbero salite in Serie B, le ultime quattro retrocedevano in Serie C2.

Nel nostro girone la classifica finale era stata la seguente: 1° A.P.Pedrini Castelfranco, 2° Pallacanestro Vicenza, 3° Jadran Trieste e 4° Canella Basket San Donà. Gli accoppiamenti avrebbero visto affrontarsi al meglio di due vittorie su tre gare il Castelfranco contro il San Donà ed il Vicenza contro lo Jadran. Il San Donà era arrivato a conquistarsi la qualificazione dopo un campionato travagliato e faticoso, aveva disputato un girone di andata altalenante alla fine del quale si trovava nelle posizioni di centro classifica, al 7° posto,  e con un girone di ritorno tutto in salita dovendo affrontare in trasferta quasi tutte le formazioni più accreditate.

Essere arrivati ai playoffs con una squadra giovane, con non poche  traversie, era stata  sicuramente una grande impresa, ma proprio perché eravamo giovani ed ambiziosi non eravamo ancora appagati.

Innanzi tutto eravamo alquanto soddisfatti di ritrovare il Castelfranco che pur essendo stato lo schiacciasassi del campionato aveva trovato le maggiori difficoltà proprio contro di noi. I precedenti ci davano coraggio anche se gli scommettitori non avrebbero puntato una lira su di noi.

Infatti gara 1 sembrò avvalorare i pronostici. Il 15 di maggio i sandonatesi scesero a Castelfranco poco concentrati e furono intimiditi dall’enorme folla accorsa nel palasport castellano, quasi 2500 spettatori, che accompagnarono i locali in una marcia trionfale che ci sotterrò di una quindicina di lunghezze. 89 a 74 fu il risultato finale, ma avevamo giocato talmente male che sarebbe stato veramente impossibile ripetersi a quegli infimi livelli. Ed infatti il più ottimista di tutti ero proprio io e mi ricordo bene che uscendo dal Palasport castellano in compagnia del Consigliere Federale Bortoletto, entusiasta dell’enorme folla accorsa per una partita di C1,  e del presidente del Pedrini Scapinello gli rivolsi testualmente queste parole: “ricordatevi che il Canella è come il postino: suona sempre due volte !”. Ciò stava a significare che a San Donà ci saremmo sicuramente rifatti e che di li a 15 giorni ci saremmo ritrovati per la disputa dello spareggio.

 

Così intitolai l’articolo di fondo del nostro periodico “Giganti Biancocelesti” prima della gara di ritorno e così accadde. Anche a San Donà prima della partita  il clima era effervescente. Palasport stracolmo come non mai, viabilità in tilt nella circonvallazione di via Unità d’Italia. Record d’incasso e di spettatori per il Palasport sandonatese con ben 1.450 biglietti venduti e  oltre 7 milioni. d’incasso.

Da Castelfranco erano arrivate non meno di 600 persone con ben 6 pullman ed una marea di auto che per parcheggiare arrivavano fino al sotto passo della ferrovia cioè 500 metri oltre il piazzale del Palasport. Un’ala intera dell’impianto era stipata dai supporters avversari ed i carabinieri dovettero chiedere rinforzi per mantenere l’ordine pubblico.

Il tifo degli ospiti era assordante e diretto dalla simpatica maschera di “Gallino”, il  Gallo Pedrini”, cui i nostri tifosi ricambiarono con un macrabo funerale messo in scena con tanto di bara e processione che contribuì ad alzare la temperatura al limite dell’esplosione.  Era uno spettacolo fantastico tanto che il pre partita si sarebbe voluto che non finisse mai tanto era carico di entusiasmo e speranza.

Finalmente la gara iniziò ed al primo canestro, del Pedrini,  il campo fu invaso da una nube di coriandoli, tanti che si dovette sospendere per qualche minuto la partita per ripulire il campo. Le cose si misero subito bene per gli ospiti che alla fine del primo tempo poterono rientrare in spogliatoio con ben 19 lunghezze di vantaggio e la promozione praticamente in tasca. I  sandonatesi sembravano dei guerrieri feriti ed umiliati, quasi spettatori inconsci del proprio sacrificio ma l’intervallo servì a spronare l’orgoglio ed a riordinare le idee, ed alla ripresa si scatenarono. Pian piano, ma inesorabilmente,  la rimonta ebbe luogo, a tre minuti dal termine arrivò il pareggio ed a trenta secondi il sorpasso definitivo. Il San Donà vinceva di un punto che però, nella classifica, voleva dire 1 a 1 e si doveva andare alla bella.

Sabato 29 di maggio si ritornava a Castelfranco come avevo profeticamente pronosticato.

La settimana della vigilia fu effervescente sia sotto il profilo della preparazione che quello organizzativo. Alla società Castellana giungevano richieste di biglietti da tutto il triveneto, Antenna 3 curò diversi servizi per la partita che finì anche nelle cronache del TG3 Regionale.  Anche da San Donà moltissimi tifosi volevano seguire la squadra ma la nostra dotazione era limitata. La preoccupazione dei nostri dirigenti era che a Castelfranco avrebbero potuto seguirci solo pochi sostenitori che sarebbero stati sommersi dalla rappresentanza locale..

Organizzammo allora uno spettacolare quanto comico blitz inviando un manipolo di ultras a tentare di far incetta di biglietti nella prevendita che si svolgeva a Castelfranco.

I ragazzi persero un pomeriggio per entrare uno alla volta e distanziati l’uno dall’altro nell’ufficio della prevendita, cercando di mimetizzare anche nell’accento ed alla fine riuscirono a recuperare quasi duecento tagliandi. Quando acquistarono l’ultimo biglietto, però, ci fu anche la beffa nel senso che la controparte aveva mangiato come si suol dire “la foglia” e molto pacatamente fu detto loro: “ma se proprio volevate comprare qualche biglietto in più bastava dircelo, ve li avremmo ceduti subito”.

Il giorno della partita tutti erano in fibrillazione fin dal primo mattino. I tifosi si organizzavano per la trasferta e giravano in auto su e giù per San Donà con le bandiere al vento. Erano stati allestiti tre pullman ed altre duecento persone  si preparavano a muoversi con le proprie auto, moltissimi senza biglietto. Radio San Donà aveva organizzato una telecronaca in diretta ed in molti bar i tifosi rimasti a casa si radunavano per ascoltare la telecronaca di Sandro Cipollini. La squadra si era radunata anticipatamente per il pranzo e la riunione tecnica, quindi era ripartita per Castelfranco compiendo, con rito spregiudicatamente scaramantico, un percorso completamente diverso da quello seguito nella precedente infausta trasferta. Avevamo preso tutte le precauzioni. Il nostro addetto stampa, che era anche il radiocronista di Radio San Donà, Sandro Cipollini aveva persino portato il sale da spargere sotto il nostro canestro prima di ogni tempo di gara.

Tre ore prima dell’inizio il Palasport di Castelfranco era già una bolgia, gremito in ogni ordine di posti da quasi tremila spettatori, ben oltre la capienza, con moltissime persone addirittura all’interno della recinzione ed occupanti ogni spazio dove ci fosse uno spiraglio di visibilità del campo di gioco. Mi ricordo che all’ingresso principale la situazione era caotica e lo divenne ancor di più quando arrivò la rumorosa falange dei nostri ultras con trombe, tamburi e bandiere al vento. Si sfiorò la rissa perché il servizio d’ordine non voleva farli entrare con gli strumenti sonori. Sembrava fosse una provocazione perché da fuori si sentivano i suoni emessi da quelli posseduti dai tifosi locali che, naturalmente, erano già entrati. Mi prodigai per calmare gli animi ed alla fine riuscii a convincere i nostri a cedere le armi purché potessero entrare. Però i nostri ragazzi erano ben determinati a non rinunciare alle proprie “armi sonore”, con Omerica finzione finsero di cedere, depositarono gli strumenti in un angolo del corridoio oltre le cancellate ed entrarono ordinatamente uno ad uno. Quando l’ultimo varcò l’ingresso ed i controllori credevano che tutto fosse a posto, assaltarono in massa il ripostiglio recuperando le loro “armi” beffando così il servizio d’ordine che fu impossibilitato a riprenderle nuovamente e dovette arrendersi. La gara del tifo perciò cominciava con un nostro punto a favore.

La partita cominciò in un bolgia assordante che sarà mantenuta per tutta la durata. I tifosi locali non smisero un secondo di incitare la propria squadra e sinceramente, sotto quel profilo, la partita l’hanno vinta alla grande. Anche il nostro manipolo, comunque, si diede da fare nonostante il rapporto numerico nettamente a sfavore.

Il tifo era non solo assordante ma anche colorato con  frasi di scherno gli uni verso gli altri lanciati da tifosi variopinti, con visi colorati, con bandiere sventolanti e striscioni inneggianti. Il primo punto fu del San Donà, segnò Mauro Bucciol su tiro libero, ma quattro canestri consecutivi di Gigi Loschi fecero esplodere il Palazzo. I locali sembravano cavalcare l’onda sonora emessa dai supporters locali ma, fortunatamente, i nostri ragazzi riuscirono a replicare ed a non farsi travolgere dalla prima carica. Anzi, riorganizzarono le fila e dal 5’ passarono in vantaggio mantenendosi costantemente avanti tra il cinque ed i sette punti. Che la partita fosse nervosa lo si vedeva dai numerosissimi errori al tiro soprattutto nei liberi dove l’imprecisione era fuori dall’ordinario.

Le cose si misero abbastanza bene per il Canella e i castellani cominciarono a temere che la gran festa che avevano preparato avrebbe potuto avere un epilogo diverso come già precedentemente accaduto. Infatti avevamo scoperto che nel noto ristorante “alla Torre”, lungo le mura della cittadella, c’erano delle sale già riservate, con qualche centinaio di coperti pronti, destinate agli sperati festeggiamenti. Alla fine saremmo passati noi a festeggiare.

Il primo tempo ci vide sorprendentemente avanti per 38 a 33 e ciò rendeva la tensione sempre più elevata in previsione della battaglia che ci sarebbe stata nella ripresa. La nostra squadra stava giocando  senza timore sfruttando il vantaggio di possedere più giocatori con buone mani piuttosto che un solo grande leader. Nei primi venti minuti ben 6 giocatori del San Donà erano andati a segno contro i soli tre degli avversari. La nostra squadra rispetto a quella locale possedeva una rosa più ampia di giocatori dello stesso livello mentre i locali pur possedendo il cannoniere principe del torneo, il noto Gigi Loschi detto anche Gigi “Mitraglia”, era più vulnerabile tatticamente se se ne sapevamo limitare gli effetti.

All’inizio della ripresa il Pedrini si rifece sotto ma il San Donà riusciva a non farsi sorpassare ed a ribattere sia pure a fatica ogni assalto. La gabbia tattica tesa dal coach Roberto Zamarin stava producendo gli effetti sperati ma era durissima, perché i locali erano come drogati dall’enorme tifo che li sosteneva.

Si arrivò punto a punto fino a otto minuti dal termine con il San Donà ancora avanti per 56 a 55 e, per un attimo, sembrò che ci fosse una svolta. Nei successivi 5’ infatti si segnerà solo su tiro libero ed alcuni errori di troppo dalla lunetta provocarono il sorpasso, 65 a 64 al 17° sempre ad opera di Loschi.

Ogni pallone contava moltissimo, ogni rimbalzo era contesissimo, ogni occasione poteva essere quella determinante. Il tempo non sembrava passare mai e la tensione era alle stelle.

Il sorpasso fece venir giù il Palasport e credo che in quel momento il boato abbia superato il “muro del palazzetto e anche del suono”. Il pallone era come un carbone ardente nelle mani di chiunque lo possedesse,  ma le mani dei sandonatesi riuscirono ad essere più fredde e gli avversari nuovamente riscavalcati. A poco meno 2’ dal termine, in vantaggio per 66 a 65, ebbi la netta sensazione che i padroni di casa fossero arrivati alla frutta. La difficoltà di arginare i nostri attacchi, i molti falli sprecati, avevano indotto il loro coach a passare a zona, ed a questo punto i nostri schemi d’attacco furono eseguiti in maniera magistrale.

A 70” dal la buona circolazione di palla permetteva un buon tiro a Gianni Bergamo che insaccava la retina con freddezza dalla distanza guadagnandoci un importantissimo + 3. La difesa era altrettanto attenta ed il  Castelfranco falliva la replica  perdendo il rimbalzo. Erano nuovamente i sandonatesi a  gestire magistralmente l’importante possesso, e toccava a Beppe Maltecca colpire con precisione dal post alto. Eravamo a + 5 con poco più di 30 interminabili secondi da giocare Questa volta i Castellani replicarono immediatamente  con Pellizzari, ma il San Donà aveva la possibilità di gestire il possesso fino alla fine. Il Pedrini, con un pressing disperato, cercò di rubar palla, compiendo falli sistematici nel tentativo di fermare il tempo. Col regolamento di allora, però, la squadra che aveva il possesso del pallone, anche se gli avversari avevano superato il bonus, poteva optare  per la rimessa da metà campo. In 10 secondi la situazione si ripeté almeno tre volte. Il clima era infernale, i secondi non passavano mai, ma il sentire i cori dei nostri tifosi svettare su quelli avversari ci rincuorava, ormai il risultato non poteva che essere nostro. A – 5 secondi arriva l’epilogo. Franco Vicentini sprigionava tutta la propria velocità durante sull’ennesima rimessa a metà campo e con un perfetto movimento di back door riceveva un passaggio lob per concludere direttamente a canestro a fil di sirena. Mentre Sandro Cipollini urlava tutta la sua gioia al microfono di radio San Donà “il San Donà è in Serie B” e tutta la squadra, presidentessa inclusa, per la gioia di chi stava sopra, si confondevano in un’esaltante ammucchiata a centro campo, stile mischia di rugby, sulla tribuna di fronte la panchina una enorme bandiera biancoceleste avvolgeva tutta la folla. Il San Donà vinceva 72 a 67 e conquistava per la prima volta la Serie B, l’attuale B-Eccellenza.

Il postino aveva suonato di nuovo e stavolta qualcuno gli aveva aperto !!!! (GBF)




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